In copertina: Lady Gaga, Melanie Martinez, Britney Spears, Marina, Elita, Rhea Doll, Kerli, Poppy, Lana Del Rey, Glüme, Rebecca Black, Jazmin Beans, Rhea Key 1024, Melanie (Portals), Mia Rodriguez, Kyary Pamyu Pamyu
Nel panorama musicale esiste un movimento fantasma, spettrale nel senso proprio del termine. Tra colori pastello e motivetti melodici all'apparenza rassicuranti, serpeggia un’inquietudine scaturita dall’espressione più o meno nascosta di un intimo racconto di esperienze oscure. Il creepy pop è la sensibilità artistica che fonde il “creepy”, cioè spaventoso e inquietante, con il “pop”, il popolare di largo consumo.
Le oscure radici del movimento
Questo particolare movimento musicale deve la sua ispirazione creepy all’estetica chiamata “creepy cute”, originatasi nel primo decennio del 2000 su piattaforme online come Tumblr.
L’estetica creepy cute fonde ciò che è considerato carino e piacevole con ciò che è visto come repellente o inquietante, con elementi grotteschi e di umorismo scuro.
Tumblr si prestava perfettamente da terreno fertile per questo genere di vibrazioni, che grazie alla sua funzione da blog diaristico semplice da usare sotto pseudonimo dalla generazione di adolescenti del tempo, la tristezza introspettiva veniva riconosciuta e onorata come un'estetica romanticizzata.
La corrente è anche conosciuta in Giappone con il nome di “Gurokawa” (グロカワ, traducibile in grottesco + carino).
Paura addomesticata: il potere psicologico curativo del creepy pop
Psicologicamente il creepy cute, e quindi anche il creepy pop, permette di esprimere in modo catartico le proprie paure e i propri traumi in un ambiente sicuro cullato da elementi piacevoli. Un tentativo di addomesticare le proprie paure e inquietudini, in modo da renderle digeribili.
Il risultato è l’espressione di emozioni considerate socialmente come negative in un modo onorevolmente curato e attento, così che siano indossabili (o ascoltabili) nella vita quotidiana come scelta di stile.
Nonostante questo, lo spettatore attratto dall’aspetto più luminoso di queste creazioni ne rimane ancora più turbato per il modo in cui l’elemento creepy si insinua sotto pelle, nascosto dove non guarda.

"You pick me like a strawberry
and I (and I die)”
— Rhea Key 1024, “Picking Strawberries” (2023)
Questo meccanismo di contrasto funziona molto bene anche come strumento artistico: la perversione di qualcosa tradizionalmente visto come piacevole e puro degenerata in qualcosa di spaventoso senza controllo scatena una reazione che lo spettatore non riesce ad ignorare. Un disturbante inaspettato che affascina.
Un celebre esempio di prodotto creepy cute molto popolare sono i labubu, pupazzi artistici collezionabili somiglianti a creature fantasy dalle lunghe orecchie appuntite, occhi grandi e coccolosi e denti aguzzi in un sorriso ambiguo a nove denti. I labubu hanno avuto una diffusione enorme e le masse si sono divise tra chi li considera carini, chi li trova brutti e addirittura alcune persone che li hanno accusati di essere prodotti demoniaci.

Labubu - Shutterstock
Questo dimostra come in ogni creazione dall’animo duale prevarrà una delle due parti alla quale la persona singola sarà attratta inconsciamente in quel determinato momento.
Il lato pop: quali sono gli artisti che cantano creepy pop?
Tra le svariate ramificazioni della musica pop troviamo il creepy pop in quella dell’art pop.
Partendo da melodie orecchiabili tipiche delle canzoni commerciali, l’art pop mescola idee e sperimentazioni artistiche in un’estetica curata ad arte nel senso del termine e una forte concettualità. Elementi artistici presi da ogni espressione come il teatro, la letteratura, il cinema, le pratiche delle scuole d’arte vengono fatti combaciare alla musica, con l’obiettivo di creare una vera opera d’arte musicale completa, dal concetto, al look, ai suoni e testo, fino alle performance e video musicali.
Tanti cantanti e artisti di fama mondiale hanno avuto derive creepy pop.
Melanie Martinez è l’esempio perfetto di cos’è la musica creepy pop e l’estetica creepy cute. Vestita in modo innocente che ricorda una bambolina in colori pastello, ha chiamato il suo personaggio Cry Baby, “piagnucolona”, il suo alter ego artistico di una bambina ipersensibile che vive in un mondo fantastico ma nella deviazione peggiore possibile. Una favola oscura dove affronta lupi cattivi che la vogliono rapire, familiari violenti nella sua casa di bambola dove ognuno deve stare zitto e mantenere pesanti segreti proprio come delle pupazzi in carne ed ossa, relazioni malsane con amici che la abbandonano e amanti troppo belli per essere buoni.

Melanie Martinez Pity Party music video
Impossibile non citare Lady Gaga, con un album pubblicato nel 2013 intitolato esattamente “ARTPOP”. Ogni nuovo album è per lei un’era concettualmente diversa, le performance e i riferimenti artistici sono studiati ad arte.
L’artista usa il creepy pop soprattutto nei video musicali, con moda grottesca assurda, rituali e sacrifici inscenati e figure quasi non umane. Anche i suoi testi sono paradossali e contrastanti, caratteristica tipica del creepy pop.
Lady Gaga live show - photo Kevin Mazur
“I want your love and I want your revenge”
— Lady Gaga, “Bad Romance” (2009)
“Paparazzi” parla di un’ossessione, tema ricorrente nella musica pop, “911” di salute mentale e psicofarmaci. A causa dell’uso di questo simbolismo dall’estetica oscura, Lady Gaga ha dovuto affrontare accuse di affiliazione a sette e movimenti demoniaci, e che stesse cercando di corrompere le masse con la sua musica superficialmente orecchiabile nascondendo significati profondi.
Sorprendentemente anche Britney Spears, con il suo stile fresco e giovanile in melodie molto commerciali e vivaci, maschera spesso nella sua musica temi provocatori e tristi. Appare a uno sguardo più profondo ai suoi testi e video musicali: la canzone “If U Seek Amy”, la quale a primo impatto sembra parlare di una ragazza che fa colpo su un ragazzo a una festa in discoteca, già nel titolo nasconde lo spelling di “F-U-C-K ME”, mentre il brano critica il continuo scrutinio superficiale dell’opinione pubblica, mostrando l’artista a porte chiuse coinvolta in dei festini spinti e, una volta che i paparazzi l’aspetta fuori casa, ella si traveste da moglie di famiglia pura e perfetta. Anche “Circus” si riferisce alla vita pubblica, vista come un circo e spettacolo continuo anche non sul palco. “Toxic” parla anch’essa un'ossessione romantica e “Overprotected” di come Britney desideri essere libera di fare errori e sperimentare la vita adulta senza essere giudicata da tutti, oltre l'innegabile somiglianza quasi autobiografica della situazione di conservatorship (non ancora conosciuta dal grande pubblico al tempo) che vive in quegli anni della quale ci siamo resi conto parecchio tempo dopo.

Britney Spears - Billboard.com
Parlando di videogiochi, “Doki Doki Literature Club!” si presta come una visual novel cliché nella quale bisogna corteggiare una di tre ragazze stile anime, per poi smontare totalmente il meccanismo del gioco mostrando enormi vulnerabilità psicologiche dei personaggi e spaventando il giocatore per il contrasto improvviso.
Anche “Omori” sfrutta una grafica con disegni semplici quasi simili a quelli dei bambini per parlare di tematiche intime e sensibili come depressione e traumi.
Pouty VS creepy pop: l’imbronciato gentile nelle Madame Bovary della musica
Nella scena musicale alternativa troviamo anche il sottogenere pouty (o poutycore), traducibile con “imbronciato”, simile ma diverso al creepy pop nell'intenzione e nel modo in cui vengono trattati i temi scuri.
Se nel creepy pop l’intento è quello di mettere l’ascoltatore a disagio e fargli provare le sensazioni cupe raccontate, nel pouty troviamo un autoaccettazione della fragilità e vulnerabilità umana, portata al pubblico con dolcezza.
Questo tipo di musica è volto a essere oggettivamente piacevole all’ascolto, non appositamente inquietante come il creepy pop.
“I Faked to be faked to be
She
She faked to be happy”
— Rhea Doll, “The Place” (2026)
Lana Del Rey è il massimo esempio del pouty.

Lana Del Rey
L’individuo pouty è cronicamente triste e imbronciato. Lana ha dichiarato di avere una sorta di ossessione per la morte sin da quando era bambina, che ha influenzato tutta la sua produzione artistica.
La sua natura melanconica e ipersensibile porta questa personalità a vivere situazioni insoddisfacenti e relazioni tossiche, come una sorta di Madame Bovary, disgustata dalla banalità e noia della vita quotidiana. Sono personalità capricciose e un filo viziate, che non si accontentano facilmente e tendenti ad avere nostalgia di un passato lucente, anche se mai esistito.
Musicalmente, il pouty si può trovare nella scena alternativa più emotiva ed emotivamente aperta, tra l’emo nostalgico e il pop alternativo.
Anche la cantante Marina fa parte del pouty, a volte in modo più nascosto con i suoi personaggi dalla falsa alta autostima. La canzone “Teen Idle” narra di grandi disagi emotivi vissuti nell’adolescenza, tra pensieri suicidi, disturbi alimentari e desiderio di essere qualcuno che non si è per la società. Questo con un tono di grande rimpianto e desiderio, con continuo paragone a una possibile vita perfetta.
Il caso di Rhea Doll: « who she is »
Rhea Doll è un'artista emergente dagli svariati talenti e attività artistiche tra musica, scrittura, composizione, disegno e costruzione di oggetti. Il suo stile espressivo a tutto tondo incarna appieno il movimento del creepy pop, così come quello del pouty.
In passato conosciuta come Rhea Key 1024, ha un approccio sperimentale nella composizione, donando nei suoi testi squarci di tematiche molto intime ed emotive, portate con toni surreali e la dualità della dolcezza inquietante classica del movimento.
Il suo ultimo album uscito nel febbraio 2026, “Doppelgänger”, descrive la duplicità dell’essere, spartito tra parte inconscia e nascosta (creepy) e quella mostrata in superficie e consciamente controllata (pop).
“Someone told me that
I look like ‘a living cute doll
But it can’t be real just because you say so”
— Rhea Doll, “Monster Allergy” (2025)
Rhea non si lascia intimidire da temi emotivamente molto intensi e pensieri oscuri, trasformandoli in arte. Nella discografia dei suoi due alter ego (Rhea Key 1024 in passato e ora Rhea Doll), troviamo canzoni come “who am I, who are you” che tratta di dissociazione e distacco emotivo dal proprio corpo, in “Monster Allergy” della relazione con una personalità narcisista, “Chuff Chuff Boy” della società giapponese che ha vissuto sulla propria pelle, mentalmente distante ma in posti come i treni fisicamente appiccicata.

Doppelgänger Album - Rhea Doll
Gli immaginari simbolici dell’artista sono dolci e puri come fragole, rose o orsetti di peluche, nascondendo all’interno temi oscuri. Trovo che questo concetto venga espresso concretamente alla perfezione nei peluche fatti a mano che ha creato, all’apparenza semplici pupazzi dai toni alternativi, con però dentro una tasca per nascondere chiavi, soldi, il proprio diario segreto o qualsiasi altro oggetto privato: questa è l’essenza del creepy pop.
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